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Cosa fare della nostra vita digitale social

Lo storico Yuval Noah Harari nel suo saggio Da animali a Dei, spiega come all’interno di un gruppo di Homo Sapiens tutti si conoscessero intimamente. La solitudine e la riservatezza erano rare in questi gruppi che potevano contare da dieci a cento individui.

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Foto di Gerd Altmann.

In poche parole, ce l’abbiamo nel sangue il sapere della vita delle altre persone, da sempre.
I social network hanno solo portato quello che è un nostro comportamento abituale su un altro piano, quello appunto digitale. Non essendoci più confini fisici però, questo piano si è allargato sempre di più, dapprima dentro ai nostri computer, poi sempre insieme a noi nei nostri smartphone, dando un senso di un infinito sconfinato pieno di possibilità.

Il dibattito sull’uso positivo o negativo di queste piattaforme sociali è entrato nel vivo con la crescita esponenziale dapprima di Facebook e poi di tutti gli altri siti che hanno come scopo l’avvicinamento delle persone e la condivisione. Solo per ultimo di tempo, il documentario The Social Dilemma, uscito da pochi giorni nella piattaforma streaming Netflix, ha fatto parlare di sé per l’impronta negativa che si vuole dare ai grandi colossi Big Tech della Silicon Valley. In particolare in questo documentario alcuni degli stessi esperti che hanno contribuito a creare queste piattaforme, ci mettono in guardia riguardo i nostri dati ed il modo in cui cercano di attirarci dentro tentando di cambiare il nostro modo di pensare.

Facebook, per esempio, in tutti questi dieci anni è cambiato molto: da un luogo di ritrovo e condivisione con le persone lontane, ad uno in cui il mi piace e le inserzioni ti indirizzano in determinati ambiti. Oppure Instagram, da raccoglitore di foto condivise, ad esposizione e accaparramento di clienti da aziende tramite partnership con influencer.

A volte mi sono sentita sopraffatta da tutto questo, volte in cui ho spento il telefono e disattivato app, altre in cui sono proprio scomparsa per anni dai social.

È proprio grazie alla mia esperienza personale che ho capito tante cose che a volte desideriamo non vedere, eppure, ve l’assicuro, vi faranno stare bene.

Per stare bene in una qualsiasi piattaforma bisogna, per l’appunto, stare bene, passare del tempo piacevole, non compulsivo, non aspro, ma arricchente. Purtroppo se non abbiamo un gran rapporto con la nostra vita al di fuori dei social, probabilmente passarci molto tempo a scorrere la vita degli altri, invidiandola e inasprendoci, non sarà la mossa adatta. Quindi? Non fatelo.
Non passate del tempo in cose che non vi rendono felici, fermatevi piuttosto a pensare, ad annoiarvi, a divagare e vedrete che sarà un toccasana per la vostra salute mentale.

È tutto qui il punto: la salute mentale. Trascurata tutt’ora, è il punto cardine su cui agiscono i social network.

Sembra scontato dire basta disconettersi, ma è proprio questo l’unico suggerimento (spiace ma nessun rimedio miracoloso).

Certo è importante anche seguire persone che ci ispirano, che ci fanno stare bene, ma questo non basta. Il problema è proprio il tempo che impieghiamo passando sui social.

Ho seguito tanti dibattiti, innumerevoli video con prese di posizione sempre unilaterali, eppure io non credo che sia tutto bianco o nero. Ho scoperto, per esempio, informazioni che mi hanno acculturata in un social come Instagram che a molti appare come un calderone per narcisisti.
Questo è potuto accadere perché ho dato il giusto spazio, tempo e, soprattutto, la giusta interazione attiva nel cercare contenuti che non fossero solo video di gattini, se vanno ancora di moda.

Ci sono molti professionisti in qualunque ambito che cercano di trasmettersi in queste piattaforme (da Instagram a Youtube): ecco questi sono i motivi per cui i social ancora si salvano e per cui è giusto ancora dargli una possibilità.

Oltre a questo, per intrattenerci esistono ancora, per fortuna, tante altre cose da fare nella vita reale.
Quindi siate costruttivamente critici con voi stessi e con la vostra vita digitale e fermatela, quando è necessario.
Il mondo non si ferma se spegniamo il telefono, se ci annoiamo. Non abbiamo, per fortuna, ancora preso la pillola azzurra di Matrix.

Marika Rui

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